giovedì 9 febbraio 2012

Kashimaya ramen

Torno dalla ditta con i crampi allo stomaco e non ce la farò mai ad arrivare a casa vivo se non mangio prima.
In testa ho solo i ramen di Matsunamiya, verso il quale mi dirigo con la bava alla bocca.
Ma sorpresa, il department store che lo ospita oggi è chiuso. Di giovedì. Strani casi della vita.
Nel cercare un'alternativa valida, vado a zonzo per quel di Tsurumi fino a quando non mi imbatto in un locale che fa al caso mio:
Kashimaya ramen.
Entro.
Il tipo dietro il banco, un giovanotto che sembra cinese con le meches nei capelli, non si degna di dire il saluto canonico. Poi gli do il bigliettino che ho comprato nella macchinetta, e lui risponde con un mugugno. Mi ricorda vagamente Gnì.
Vabbe', sarà così fiducioso nella bontà dei suoi ramen che si può permettere di fare l'antipatico.
Non so ricordo più come si chiamava quello che ho preso, comunque eccolo qua.
Bello, vero? Sembra buono?

Il brodo non sa di un cacchio. Acqua sporca  Mai mangiato prima d'ora una cosa così insignificante. Non solo, ma i ramen sono pure scotti.
Cerco di correggere l'intruglio aggiungendo un po d'aglio
Ma non basta, quindi aggiungiamo quel coso rosso piccante di cui ignoro l'identità perché non lo uso mai, ma forse è il kochujan.
Facendo la foto mi distraggo e mi cade il cucchiaino dentro il brodo. Ma io mi prendo le mie responsabilità e lo rimetto nel vasetto facendo finta di niente.
A questi ramen non basta neppure renderli piccanti per fargli rasentare la decenza. Allora proviamo con un po' di pepe.
Niente. L'unica cosa che rimane qui è la salsa di soia.
Ora i ramen continuano a essere cattivi, ma almeno sanno di qualcosa di diverso dall'aria compressa.
Li finisco cercando di non pensarci troppo, poi per un eccesso di gentilezza rimetto la ciotola sul banco e pulisco quello che ho sporcato. Dico "Gochisousama" all'uomo dietro il banco, che stavolta è un uomo di mezza età, senza ottenere risposta.
Uscendo avrei voglia di sbattere la porta, che purtroppo è scorrevole e automatica.
Ma mai più in questo locale. Never again.

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