giovedì 19 gennaio 2012

Ramen Raion

Oggi, uno di quei giorni che devi andare da solo a un seminario nel pomeriggio, ti defili dall'azienda il più presto possibile, con la scusa che il posto è lontano. Vai a cazzeggiare in libreria, nel parco, nella shoutengai. E poi te ne vai a mangiare i ramen.
Questi Raion Ramen fanno proprio al caso mio. Da fuori il locale ispira, sbirciando dentro si capisce che è abbastanza affollato, segno che si mangia bene.
Entro e mi prendo il bigliettino prepagato alla solita macchinetta automatica.
Lo chef consiglia Makanai Ramen, al modico prezzo di 1000 yen. Eccheccavolo. Ma uno vale l'altro, non ho voglia di stare tre ore a scegliere, poi devo fare il figo che ordino piatti costosi, e Makanai sia.
Porto il bigliettino all'uomo dietro il banco. Questo impallidisce e tentenna all'idea di dover parlare con un muso bianco. Il porco, dopo qualche esitazione, si rivolge a me parlandomi come se fossi un idiota.
"Tu come li volere i ramen, regular oppure....oppure..." e con le mani indica la grandezza di un cazzo di cavallo.
"In che senso regular? Lunghezza? Durezza?"
"Quantità."
"Allora porzione abbondante."
Per colpa di questo idiota mi sono messo a parlare di cazzi dove non ce ne sarebbe bisogno. Ora il primo difetto che trovo lo disintegro.
Ma per fortuna si è accorto che sono capace di comunicare anche senza ricorrere ai gesti, e le poche comunicazioni che restano si svolgono senza intoppi.
Ecco i tanto desiderati ramen da 1000 yen.

Presenza abbondante di carne, i soliti menma, mais, nori, uovo e germogli di soia spruzzati di pepe.
La carne è buona.
La zuppa, dio, no. Sarà che sono ancora incazzato con quel porco, ma ha un sapore innaturale, chimico. Forse il gelato al puffo, che non ho mai mangiato, ha un sapore del genere.
Accanto a me si siede un signore e l'uomo chiede i ramen al dente. E a me quell'opzione il porco non me l'aveva mica offerta, e i miei ramen sono mezzo scotti. Vada a quel paese.
Finisco di mangiare utilizzando questo cucchiaio bucato che che ha lo scopo di raccogliere i piccoli pezzi solidi scolando quella merda di brodo, e me ne vado al seminario.
Mi aspetta un pomeriggio di noia, leggiucchi i documenti, ascolti ogni tanto, ma fondamentalmente ti fai gli affari tuoi pensando alla cena che cancellerà il ricordo di quel brutto pranzo rimasto sullo stomaco.

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