sabato 12 novembre 2011

Ramen da Johnny

Johnny no miso (ジョニーの味噌) fa dei miso-ramen spaziali.
I vermicelli grossi come udon ricordano i ramen di koujirou, ma la carne è tagliata sottile e non troppo saporita, unica nota dolente. 
Nel locale si sente musica in lingua inglese e Johnny cucina con una paglietta in testa. Si aspetta un po' prima di essere serviti, ma un cartello avverte che l'attesa è dovuta alla lunga cottura dei grossi noodles.
Ecco il negozio, si trova a Minami-senju, Arakawa-ku.

venerdì 11 novembre 2011

Insalata di nameko e daikon

Allora, ieri ho fatto volutamente avanzare i nameko per una ragione molto semplice: sono ai limiti della commestibilità, facendo parte del mondo viscido e filamentoso del neba-neba, insieme a natto, yamaimo, okura e porcherie del genere. Quindi speravo che facendoli avanzare  finissero dimenticati in un angolo del frigo fino alla loro scadenza.
Invece per cause di forza maggiore li ho proprio mangiati, fatti a insalata.
Ingredienti:

  • un pacco di nameko
  • salsa di soia 1 cucchiaino
  • aceto di riso 1 cucchiaino
  • daikon grattugiato

Faccio bollire i nameko nella speranza di eliminare almeno in parte il viscidume. Niente.
Li scolo e li passo sotto l'acqua corrente, ancora nella speranza di eliminare il viscidume. Macché.
Li metto allora in un piattino e aggiungo il daikon grattugiato, la salsa di soia e l'aceto di riso.
Dai, è mangiabile. Ma se non vi piace, vi capisco.

giovedì 10 novembre 2011

Udon ai funghi

Ci sono quelle trasmissioni televisive dove uno dice che mangiare una tale cosa fa dimagrire, ed ecco che si corre il rischio di essere obbligati dalla propria bella a preparare una ricetta correlata. Dicevano così per la zuppa di miso la mattina, dicevano così per la dieta della banana e ora hanno detto che i funghi fanno dimagrire.
Quindi la ricetta obbligatoria della serata sono gli udon con i funghi.
Abbiamo a disposizione shimeji, enoki e maitake. Ci sarebbero anche eringi (pleurotus eryngii) ma non li uso perché non ne vale la pena, e nameko che non uso perché fanno un po' schifo.
Prepariamo il mentsuyu come al solito, oppure come in questo caso usiamo quello comprato nelle proporzioni di 1 parte contro 5 parti d'acqua. La quantità è quella necessaria a riempire la ciotola di tutti, i funghi si mettono in quantità a piacere, il bello della cucina sirdicea è che si fa tutto alla member segugii.
Si fa bollire tutto nel calderone, non senza aver prima aggiunto l'immancabile cipollotto affettato e un po' di daikon tagliato a cubetti.
Quando gli ingredienti sono cotti si buttano gli udon. Questo di buttare gli udon direttamente nella brodaglia è il modo più semplice per cucinarli, e fatti in questo modo si chiamano nikomi udon. Ci sarebbe anche la possibilità di cuocerli a parte nell'acqua, ma è troppo complicato.

Poi ci si aggiunge anche un po' di daikon grattugiato, visto che alla televisione hanno detto che il daikon pulisce lo stomaco.
Il responso finale della padrona di casa è estremamente lusinghiero. Scopriamo che il daikon si sposa alla perfezione con i funghi. Sapesse l'impegno che ci ho messo. Si ripromette che me li farà rifare, e mi invita a surgelare i funghi rimasti perché alla televisione hanno detto che i funghi scongelati sono più nutrienti.

giovedì 3 novembre 2011

Red Lobster

Ieri volevo comprare il pesce secco da mangiare oggi nel mio frugale pranzo, ma il negozio stranamente era chiuso.

Il locale si era auto-inflitto la pena di due giorni di chiusura, come punizione per aver venduto pesce palla in spazi non autorizzati.

Purtroppo quindi l'unica alternativa era andare al Red Lobster.

Scopro solo dopo che si tratta di una catena americana di ristoranti di merda. A Tokyo ce ne sono otto, credo, e questo sta a Kiba.
All'ingresso si trova una vasca dove i malcapitati astici aspettano la loro fine, divisi per grandezza, età e prezzo nel caso te li volessi portare a casa.
Visto che sono venuto fino a Kiba, mi sembra doveroso mangiare qualcosa che difficilmente si può trovare in altri locali. In basso a destra ci sono tre menu. Mezzo astice servito con: pollo, bistecca o hamburg, a scelta. Già mischiare la carne alle aragoste mi sembra un'eresia, poi il contorno di patatine fritte è degno della peggiore cucina americana. Da ultimo, dalle fotografie sembrerebbe che sulle aragoste ci sia del formaggio fuso. Non c'è scritto nulla, ma sembra proprio così.
Che schifo. Questo modo di cucinare le aragoste mi sembra un oltraggio sia alla povera bestiola, sia al povero cliente che vive al di sopra delle proprie possibilità solo per farsi bello scrivendo sul blog che va a mangiare le aragoste. Questi americani o giapponesi che siano, avrebbero proprio bisogno di lezioni di cucina.
Però mi prendo lo stesso l'aragosta con il pollo, poi per sicurezza anche quella più in basso nel menu a 3800 yen. Di quest'ultima si può scegliere la modalità di cottura: arrosto, lessa o al vapore. Al vapore sia.
La cameriera arriva repente con l'astice vivo per chiedere se va bene. Mi sembra di essere Erode quando gli portano la testa di giovannibattista. Povera bestiola, spero che almeno abbia scopato molto nella vasca lì all'ingresso dove ha passato i suoi ultimi giorni di ingiusta detenzione. Che il vapore le sia lieve.
Dopo qualche minuto arrivano i contorni, che nei ristoranti giapponesi arrivano sempre per primi come se fossero gli antipasti. In questo caso abbiamo l'insalata e la zuppa di mais, che ha un sapore sorprendentemente simile a quella istantanea del supermercato. Maledetti.
Finiti i contorni arriva l'astice da 3800 yen. Quella cosa gialla è un liquido sicuramente a base di burro, una cagata immangiabile.
Poi finalmente il piatto forte. Quello che dalla foto nel menu sembrava formaggio, in realtà è maionese. Non so se esserne felice oppure no.
In qualche modo l'aragostina viene consumata, e si esce maledicendo il locale.
Nel parco vicino c'è una sagra, e un tizio sta arrostendo i pesci secchi che volevo comprare.
Faccio la foto con lo zoom per non farmi scoprire, ma quello se ne accorge lo stesso.
"This is fried Japanese fish!"
A parte che non è fried, ma facchiù.
Amen.
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