sabato 30 luglio 2011

Abbuffate matrimoniali

Questo è quello che potrebbe capitare di mangiare a un matrimonio. Sette portate minuscole, sette più il caffè, spalmate in un arco di tempo che va dalle 14:33 alle 16:32 (fa fede la data delle fotografie).
Cominciamo con questo mini antipasto indefinibile
Poi arriva una rosellina fatta di fettine di salmone accompagnate con una strana gelatina e degli asparagi
Un brodino di granchi non particolarmente invitante
Sashimi che è più la decorazione che la parte mangereccia
Funghi, questi li avrei potuti fare anche io con i piedi e sarebbero venuti più buoni
Il dolce, carino
Inspiegabilmente arriva un altro dolce. Ah no, era la torta degli sposi.
E infine il caffè per aiutare la digestione, nel caso avessimo mangiato troppo. Ma prendono per il culo? Datemi un panino con la mortadella!

Ramen Naruto

Prima di postare le foto del matrimonio di cui parlero' anche nell'altro blog, posto le foto dei ramen di ieri. Ramen Naruto a Kanda, i noodles sono belli grossi, l'uovo viene rotto in due prima di essere servito, shabushabu di maiale al posto del chashu e in basso a destra aglio tritato. 650 yen + 100 yen per l'uovo.

Questa invece è la sui-gyoza che viene servita con quello che mi sembra yuzu-koshou 

lunedì 18 luglio 2011

Dolce di tapioca 2 - La vendetta

Secondo tentativo di preparare il dolce di palline di tapioca dopo aver appurato che la tapioca decongelata fa cagare. Doveva essere chiaro dall'inizio essendo la manioca una patata, e come tale non adatta a essere surgelata. Ma stavolta non mi frega.
Ingredienti
150 grammi di palline tapioca
1 lattina da 400 ml di latte di cocco
Zucchero
Latte 400 ml
Eventualmente un pezzo di mango

Come detto prima stavolta cambio strategia, e invece di surgelare il prodotto finito surgelo solo il latte, mentre cuocerò la tapioca a parte di volta in volta.
Dunque di questi 150 grammi di tapioca ne cuociamo solo 1/4, che nel mio caso corrispondevano a circa 50ml. Si versano a pioggia in acqua già bollente.
Nel frattempo prepariamo il latte e apriamo la scatola di latte di cocco. Voi usate l'apertura a strappo, noi moderni invece utilizziamo questo accessorio d'avanguardia: si chiama apriscatole.
Iniziamo a buttare via i resti ancora congelati del fallimento precedente...
e prepariamo 4 porzioni contenenti ciascuna 100ml di latte, 100ml di latte di cocco e mezzo cucchiaio di zucchero. Tre di queste porzioni saranno surgelate così come sono, nella speranza che il congelamento non alteri le loro proprietà organolettiche.
Dopo 15 minuti (le palline che ho usato io erano piccole) le palline sono diventate un po' trasparenti. Viene voglia di lasciarle ancora al fuoco perché si intravede una parte al centro della pallina non trasparente, ma in realtà sono pronte e se si tolgono adesso non si attaccano neppure tanto. Quindi si scolano e si lavano sotto acqua fresca, e si versano nella porzione di latte rimanente.
Poi si possono aggiungere dei pezzetti di mango, io ho esagerato.
Dopo una rinfrescata in frigo è pronto.

domenica 17 luglio 2011

Biscottone veloce

Dormire con l'aria condizionata mi ha fatto prendere il raffreddore e non ho voglia di uscire a comprarmi i gelatini. Per sopperire alla mancanza di dolci ho improvvisato questi biscotti con gli avanzi che ho trovato in frigo:

  • 3 cubetti di burro da 8 grammi scaduti il 9 luglio (gli stessi dell'antipasto toscano, che giacevano nel fondo del frigorifero da tempo immemorabile)
  • la farina scaduta a settembre 2010
  • due piccole uova fresche
  • zucchero

Prima frullo insieme le uova intere, il burro e 2 cucchiai di zucchero, poi aggiungo la farina continuando a frullare fino a quando il frullatore non comincia a faticare un po'
A questo punto bisognerebbe stendere la pasta, ritagliare le formine etc. ma la pasta è troppo liquida per fare questo, quindi decido di versarla su una teglia oliata e spargerla il più possibile per farla diventare un unico grande biscotto.
Lo spessore deve essere il più uniforme possibile a meno che non vogliamo assaporare il biscotto con diversi gradi di cottura. Poi si sbatte nel forno, diciamo a 180 gradi e si aspetta fino a quando non si sente un buon profumo.
Quando il biscotto è bello dorato è pronto.
Perfettamente riuscito, era buono come l'analogo biscotto de la Vie de france :-p

sabato 16 luglio 2011

Torta di nashi improvvisata

Circa un'ora dopo un pranzo a base di green curry thailandese comincio ad avvertire un certo languorino. Ma non è un languorino normale, ma di quelli selettivi. Voglio assolutamente mangiare qualcosa di dolce, ma i gelatini sono finiti, i dolcini pure, e il dolce di tapioca ho scoperto che era stata una pessima idea surgelarlo.
Ho a casa resti di un pacco di farina scaduta ad agosto 2010, uno yogurt, un pacco intero di lievito e due piccole nashi cioè le pere giapponesi che sono ancora primizie e non sono molto buone, così decido di farci una torta.
Per prima cosa esaminiamo il lievito. Come al solito è in un unico pacco da 50 grammi quando secondo le istruzioni ne servono solo 6. In più le istruzioni ti invitano a consumarlo subito perché deperisce facilmente dopo l'apertura. Nella patria dei biscotti incartati uno per uno sembra proprio una presa per il culo.

Tagliamo il pacco di lievito lungo la linea tratteggiata e il risultato è uno di quei becchi di carta che se versi il lievito lo spargi dappertutto. Bestemmie.
Poi sempre seguendo le istruzioni scopriamo che bisogna sciogliere i 6 grammi di lievito in 100ml di acqua  che deve essere alla temperatura di circa 40 gradi e in nessun caso deve superare i 50 gradi. Proprio come il lievito di birra.
Verifichiamo la temperatura con un multimetro dotato di termocoppia, uno strumento che tutte le massaie dovrebbero avere. Questo ha anche il luxmetro e il sonometro oltre alle normali funzioni del multimetro.
Ma ora versiamo il lievito e scopriamo che altro non è che lievito di birra liofilizzato. Cazzo. Avrei preferito il lievito per le torte, ma ormai non si può più tornare indietro. Nel recipiente del frullatore versiamo lo yogurt e usiamo il vasetto vuoto per dosare gli altri ingredienti. Visto che non c'è burro versiamo un mezzo vasetto di olio di oliva, poi un vasetto di farina, un cucchiaio di zucchero perché non mi piace la torta troppo dolce, e due uova piccole.
Ma ora inizio ad avere un brutto presentimento. L'acqua con il lievito di birra renderà l'impasto troppo liquido.  Inoltre ogni volta che uso il latte al posto dello yogurt la torta monta normalmente, poi appena tolta dal forno collassa inesorabilmente. Un evento misterioso che in Italia non succedeva e che dipende solo dal latte e dallo yogurt. Se metto acqua nell'impasto non ottengo una cosa molto diversa dal latte, e quindi la torta si sgonfierà.
Decido comunque di versare l'acqua con il lievito e per rimediare all'impasto troppo liquido aggiungo farina. Aggiungi aggiungi, il primo pacco finisce e ne apro un altro che è scaduto solo un mese dopo. Frullo frullo e alla fine l'impasto raggiunge la consistenza desiderata.
A questo punto tagliamo le due pere a fettine,
versiamo l'impasto nella teglia oliata e infarinata
e ci schiaffiamo dentro le fettine di nashi spingendole fino a quando non toccano, altrimenti quando la torta monta si creerà uno strato completamente privo di frutta.
Può essere una buona idea spolverare la torta di zucchero
anche se da quel colino rosso non usciva niente e alla fine ho buttato tutto sopra con le mani.
Ma basta chiacchiere, mettiamo l'intruglio in questo cesso di forno giapponese preriscaldato a 180 gradi e aspettiamo 40 minuti per vedere se la torta collasserà.

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Pufffffffffff
 

Comunque non è smontata quasi niente, sarà merito dello yogurt?

peccato però che abbia sapore di lievito di birra, sembra una focaccia.


mercoledì 13 luglio 2011

Ricetta senza nome

I calamari con lo zenzero e la salsa di soia non bastano per cena. Ho in frigo questo mazzo di fagiolini orrendi. Non c'è niente di strano, perché non ho mai visto dei fagiolini buoni a Tokyo. O almeno li compri che sembrano buoni, poi apri e ti accorgi che sono tutti rinsecchiti. Un po' come i pomodori che sembrano belli, li compri, li porti a casa e si spaccano subito.
Ecco perché decido di improvvisare una ricetta, perché tanto anche se viene male non ho da perderci molto.
Tagliamo i fagiolini in questo modo dopo aver eliminato i piccioli
Tanto per cambiare grattugio un pezzo di zenzero grande come una noce, che è esattamente quello che è avanzato 10 minuti fa dai calamaretti. Ma questa volta non mi faccio fregare, uso solo il succo.
Poi visto che ho anche una carota in frigo, ci schiaffo anche quella. Avrei anche un cetriolo, ma meglio non forzare troppo la fortuna.
Poi una volta tagliate le verdure, le metto dentro questo affare che non mi ricordo mai come si chiama e faccio cuocere a microonde a 600 Watt per 2 minuti e 30 secondi.
 Poi stendo nella padella un filino di olio di semi e completo la cottura delle verdure, non senza aver aggiunto un mezzo cucchiaio di mirin, due di salsa di soia, il succo dello zenzero e un giro di sake.
L'istinto mi dice che è meglio mettere un coperchio
Dopo 5 minuti le verdure sono cotte ma hanno preso un po' troppo il colore della salsa di soia. Ho un brutto presentimento: tiro via tutto dal fuoco e lo verso così com'è in un piattino
Neppure con un po' di fotoritocco riesco a migliorare sensibilmente l'aspetto di questo piatto
Però il sapore non è male. Autovoto 6.

Ika no poppoyaki - parte seconda

Prima di dimenticarmi dei calamaretti che ho congelato l'altro giorno è meglio utilizzarli nel secondo tentativo di riprodurre questa deliziosa ricetta giapponese.
Stavolta lo zenzero l'ho comprato, e pure i cipollotti. Solo che ci sono piccole discrepanze tra le varie ricette che si   trovano in giro, e per un principiante è arduo scegliere la ricetta più adatta.
Allora cerchiamo di rimediare al mezzo fallimento dell'altro giorno con questi ingredienti per 2 persone.
  • 4 calamaretti
  • Un pezzettone di zenzero
  • Un cipollotto
  • Mirin 2 cucchiai
  • Salsa di soia 2 cucchiai
  • Un pochino di sake, di quello per cucinare perché l'altro è meglio berlo
  • Olio di semi

Per prima cosa grattugiamo lo zenzero
Puliamo i calamaretti decongelati e pratichiamo una serie di tagli trasversali come l'altra volta,  e li mettiamo a insaporire qualche minuto con la salsa di soia, il mirin e lo zenzero grattugiato dal quale ne avremo sottratto un pizzico per decorare.
Nel frattempo tagliamo anche il cipollotto in questa maniera, sempre per decorare
Quello che avanza, per non buttarlo quasi quasi lo taglio diversamente e lo metto a cuocere con i calamari.
I meno cretini si saranno ricordati di fare i tagli trasversali, altrimenti tocca fare questo casino.
Nella padella facciamo riscaldare un filo di olio di semi e ci buttiamo tutto l'intruglio, possibilmente iniziando dai corpi dei calamari e mettendo i tentacoli, che cuociono subito, per ultimi.
So che non è una buona idea mettere anche le cipolle a cuocere insieme, ma in questa casa ci sono solo 2 fornelli e l'altro è occupato.
I tagli praticati in extremis non erano abbastanza profondi ma avevano solo scalfito la pellicina, quindi cerchiamo disperatamente di rimediare prima di vedere i calamari esplodere. Poi aggiungiamo un giro di sake.
Dopo pochi minuti lo zenzero, che non c'era l'altra volta, ha formato insieme al mirin e alla salsa di soia una poltiglia densa dal brutto aspetto. E' bene quindi togliere i calamari dal fuoco, anche perché ormai sono cotti, e servirli guarniti con lo zenzero grattugiato e le cipolle tagliate ad anelli.
Il sapore tutto sommato era buono, ma sulla presentazione bisogna ancora lavorarci. Non finisce qui, cari calamaretti. Altri 4 di voi sacrificheranno presto le loro vite.
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