sabato 12 marzo 2011

Go! SirDiC! But do not eat!

Allora, visto che dopo il terremoto non c'è un cazzo da fare mi metto qui a scrivere un po'. Volevo scrivere di quello che ho mangiato ieri a cena, ma come potete vedere dalla nota su Facebook sono stato impegnato dalle 17:50 alle 00:30 circa a tornare a casa a piedi e ho dovuto rinunciare alla cena per fare in tempo a prendere un treno che mi avrebbe fatto risparmiare un po' di km di marcia. L'alternativa sarebbe stata rimanere in azienda a dormire per terra in compagnia di quegli stronzi dei miei colleghi, quindi anche se sono arrivato che mi sembrava di aver scalato l'Everest, almeno ho potuto dormire al calduccio nel letto.
Seconda cosa, non è detto che questo blog rimarrà sempre qui, può darsi che sarà spostato nel dominio www.sirdic.com, ma questo sarà deciso più tardi .
E meno male che in azienda ci ero andato dal pomeriggio per recuperare un po' di straordinario, così a pranzo mi sono potuto mangiare almeno questi ramen da Matsunamiya a Tsurumi. E' la seconda volta che entro in quel locale, la prima volta avevo preso quelli della foto nella testata, ora siccome erano ancora le 11, a colazione avevo mangiato come un porco e non avevo fame ho preso questi, un po' meno ricchi. Ma porca vacca, se lo avessi saputo che quella sarebbe stata l'ultima cosa che avrei mangiato fino a notte fonda, mi sarei organizzato meglio.

Si tratta di cosiddetti Iekei Ramen. Secondo la definizione più restrittiva, gli Iekei ramen sono i locali in qualche modo riconducibili a un capostipite detto Yoshimuraya (吉村家), fondato a Yokohama nel 1974 e i cui ramen sono caratterizzati da una zuppa a base di tonkotsu e shoyu. Poi magari ci sono anche quei locali che non c'entrano niente con Yoshimuraya, ma si autodefiniscono Iekei per attirare clienti, e mi sa che questo è proprio il caso di quei furbacchioni di Matsunamiya.
Nei locali di Iekei Ramen i clienti possono scegliere il grado di cottura dei noodles, il grado di sapidità e di grassezza (come cavolo si dice?) del brodo, dichiarandolo direttamente al cameriere o scrivendolo nel bigliettino che si acquista al distributore automatico all'ingresso. Se è la prima volta che entriamo in uno di questi locali ci conviene chiedere tutto normale, per poi eventualmente cambiare la volta successiva.
Il brodo di Matsunamiya è grasso e denso, a momenti si potrebbe tagliare con il coltello. Chissà quante ore ha bollito quel povero maiale, e chissà come sarebbe il brodo se lo ordinassi denso. Buonissimi questi ramen.
La cameriera/cuoca, che ha una faccia da cinese, istruisce un altro cameriere/cuoco che sembra alle prime armi. Entrambi toccano gli ingredienti con le mani senza prenderli con le pinze. Li dispongono dentro le scodelle o sopra le ciotole di riso, li assestano sempre con le mani nude e infine portano il piatto ai clienti.
Noto un mazzo di biglietti sul banco: sono dei questionari per verificare il grado di soddisfazione del cliente. Sono fotocopie di fotocopie di fotocopie, con parole mezzo cancellate che si fa fatica a leggere.


Il terzo campo chiede quanto siamo soddisfatti della pulizia. OK, la cuoca usa un po' troppo le dita ma questo è comune nei ramen, poi possiamo sorvolare sulle macchie di sugo nel foglio. In linea di massima il locale è pulito.
Finisco i ramen, prendo un fazzolettino di carta e mi pulisco la bocca, già che ci sono mi pulisco anche il naso che gocciolava e poi lascio il fazzolettino lì sul banco insieme alla scodella vuota. Gli altri clienti fanno altrettanto. La cuoca si occuperà anche di ritirare i fazzolettini, con le mani, prima di tornare a cucinare.

1 commento:

  1. Io ne ho mangiati di simili a Nagoya, in un locale dove la mia gentile signora mi ci ha appositamente portato in agosto.....ho sudato piu' del maiale bollito per fare il brodo, ma valeva la pena.......

    A.

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...