giovedì 8 dicembre 2011

Kiritanpo nabe

Direttamente da Akita, oggi è arrivato a casa questo pacco
Tiriamo via tutto così si vede ancora meglio
Per quello che si può capire, contiene un cipollotto, un'erba che si chiama  seri, funghi maitake, carne di pollo, polpette di pollo, bifun o spaghetti di riso,  gobou che per capirci meglio è arctium lappa e i kiritanpo, che danno il nome al piatto e sono dei cilindri cavi fatti di una specie di poltiglia di riso.
Cuciniamo secondo le istruzioni:
Tagliamo il seri a pezzi di 5 cm e il cipollotto come da foto.
I kiritanpo vanno tagliati in tre parti in diagonale dopo averli riscaldati al microonde.
Apriamo la busta di plastica contenente il brodino e versiamo il contenuto nella pentola elettrica dove abbiamo messo preventivamente dell'acqua, e quando bolle mettiamo il pollo, il gobou e le polpette
Dopo un po' di cottura aggiungiamo i kiritanpo
poi il resto
e dopo aver mangiato il tutto, da ultimo gli spaghetti di riso nel tentativo di riempire uno stomaco ancora vuoto.

sabato 12 novembre 2011

Ramen da Johnny

Johnny no miso (ジョニーの味噌) fa dei miso-ramen spaziali.
I vermicelli grossi come udon ricordano i ramen di koujirou, ma la carne è tagliata sottile e non troppo saporita, unica nota dolente. 
Nel locale si sente musica in lingua inglese e Johnny cucina con una paglietta in testa. Si aspetta un po' prima di essere serviti, ma un cartello avverte che l'attesa è dovuta alla lunga cottura dei grossi noodles.
Ecco il negozio, si trova a Minami-senju, Arakawa-ku.

venerdì 11 novembre 2011

Insalata di nameko e daikon

Allora, ieri ho fatto volutamente avanzare i nameko per una ragione molto semplice: sono ai limiti della commestibilità, facendo parte del mondo viscido e filamentoso del neba-neba, insieme a natto, yamaimo, okura e porcherie del genere. Quindi speravo che facendoli avanzare  finissero dimenticati in un angolo del frigo fino alla loro scadenza.
Invece per cause di forza maggiore li ho proprio mangiati, fatti a insalata.
Ingredienti:

  • un pacco di nameko
  • salsa di soia 1 cucchiaino
  • aceto di riso 1 cucchiaino
  • daikon grattugiato

Faccio bollire i nameko nella speranza di eliminare almeno in parte il viscidume. Niente.
Li scolo e li passo sotto l'acqua corrente, ancora nella speranza di eliminare il viscidume. Macché.
Li metto allora in un piattino e aggiungo il daikon grattugiato, la salsa di soia e l'aceto di riso.
Dai, è mangiabile. Ma se non vi piace, vi capisco.

giovedì 10 novembre 2011

Udon ai funghi

Ci sono quelle trasmissioni televisive dove uno dice che mangiare una tale cosa fa dimagrire, ed ecco che si corre il rischio di essere obbligati dalla propria bella a preparare una ricetta correlata. Dicevano così per la zuppa di miso la mattina, dicevano così per la dieta della banana e ora hanno detto che i funghi fanno dimagrire.
Quindi la ricetta obbligatoria della serata sono gli udon con i funghi.
Abbiamo a disposizione shimeji, enoki e maitake. Ci sarebbero anche eringi (pleurotus eryngii) ma non li uso perché non ne vale la pena, e nameko che non uso perché fanno un po' schifo.
Prepariamo il mentsuyu come al solito, oppure come in questo caso usiamo quello comprato nelle proporzioni di 1 parte contro 5 parti d'acqua. La quantità è quella necessaria a riempire la ciotola di tutti, i funghi si mettono in quantità a piacere, il bello della cucina sirdicea è che si fa tutto alla member segugii.
Si fa bollire tutto nel calderone, non senza aver prima aggiunto l'immancabile cipollotto affettato e un po' di daikon tagliato a cubetti.
Quando gli ingredienti sono cotti si buttano gli udon. Questo di buttare gli udon direttamente nella brodaglia è il modo più semplice per cucinarli, e fatti in questo modo si chiamano nikomi udon. Ci sarebbe anche la possibilità di cuocerli a parte nell'acqua, ma è troppo complicato.

Poi ci si aggiunge anche un po' di daikon grattugiato, visto che alla televisione hanno detto che il daikon pulisce lo stomaco.
Il responso finale della padrona di casa è estremamente lusinghiero. Scopriamo che il daikon si sposa alla perfezione con i funghi. Sapesse l'impegno che ci ho messo. Si ripromette che me li farà rifare, e mi invita a surgelare i funghi rimasti perché alla televisione hanno detto che i funghi scongelati sono più nutrienti.

giovedì 3 novembre 2011

Red Lobster

Ieri volevo comprare il pesce secco da mangiare oggi nel mio frugale pranzo, ma il negozio stranamente era chiuso.

Il locale si era auto-inflitto la pena di due giorni di chiusura, come punizione per aver venduto pesce palla in spazi non autorizzati.

Purtroppo quindi l'unica alternativa era andare al Red Lobster.

Scopro solo dopo che si tratta di una catena americana di ristoranti di merda. A Tokyo ce ne sono otto, credo, e questo sta a Kiba.
All'ingresso si trova una vasca dove i malcapitati astici aspettano la loro fine, divisi per grandezza, età e prezzo nel caso te li volessi portare a casa.
Visto che sono venuto fino a Kiba, mi sembra doveroso mangiare qualcosa che difficilmente si può trovare in altri locali. In basso a destra ci sono tre menu. Mezzo astice servito con: pollo, bistecca o hamburg, a scelta. Già mischiare la carne alle aragoste mi sembra un'eresia, poi il contorno di patatine fritte è degno della peggiore cucina americana. Da ultimo, dalle fotografie sembrerebbe che sulle aragoste ci sia del formaggio fuso. Non c'è scritto nulla, ma sembra proprio così.
Che schifo. Questo modo di cucinare le aragoste mi sembra un oltraggio sia alla povera bestiola, sia al povero cliente che vive al di sopra delle proprie possibilità solo per farsi bello scrivendo sul blog che va a mangiare le aragoste. Questi americani o giapponesi che siano, avrebbero proprio bisogno di lezioni di cucina.
Però mi prendo lo stesso l'aragosta con il pollo, poi per sicurezza anche quella più in basso nel menu a 3800 yen. Di quest'ultima si può scegliere la modalità di cottura: arrosto, lessa o al vapore. Al vapore sia.
La cameriera arriva repente con l'astice vivo per chiedere se va bene. Mi sembra di essere Erode quando gli portano la testa di giovannibattista. Povera bestiola, spero che almeno abbia scopato molto nella vasca lì all'ingresso dove ha passato i suoi ultimi giorni di ingiusta detenzione. Che il vapore le sia lieve.
Dopo qualche minuto arrivano i contorni, che nei ristoranti giapponesi arrivano sempre per primi come se fossero gli antipasti. In questo caso abbiamo l'insalata e la zuppa di mais, che ha un sapore sorprendentemente simile a quella istantanea del supermercato. Maledetti.
Finiti i contorni arriva l'astice da 3800 yen. Quella cosa gialla è un liquido sicuramente a base di burro, una cagata immangiabile.
Poi finalmente il piatto forte. Quello che dalla foto nel menu sembrava formaggio, in realtà è maionese. Non so se esserne felice oppure no.
In qualche modo l'aragostina viene consumata, e si esce maledicendo il locale.
Nel parco vicino c'è una sagra, e un tizio sta arrostendo i pesci secchi che volevo comprare.
Faccio la foto con lo zoom per non farmi scoprire, ma quello se ne accorge lo stesso.
"This is fried Japanese fish!"
A parte che non è fried, ma facchiù.
Amen.

domenica 30 ottobre 2011

Budechige

Domenica sera. Come ho già detto più volte è il momento della dieta speciale, quella che il lunedì al lavoro mi salva da eventuali straordinari.
Intanto, visto che l'ho mangiata al ristorante, ho scoperto il nome della nabe coreana che ho maldestramente preparato l'altra volta: si chiama Budechige. Eccola qua.
Ma non finisce qui: ci sono anche i soliti antipastini offerti dalla casa: oggi germogli di soia, alghe konbu, nori e poi quei cosi lunghi che non so cosa siano, sembrano fagiolini ma sono più duri.
Questo è un granchio, anche se non si capisce
e i norimaki coreani, che se non sbaglio si chiamano Kimpa
E speriamo che domani non arrivi una cliente della caratura di Gnì.

sabato 29 ottobre 2011

Alla ricerca di cibo

Dunque, ieri pomeriggio sono sono uscito dalla ditta poco prima delle 11 per andare a unirmi a una specie di gruppo di studio con dei vecchiacci.  Mi sono diretto verso la stazione di Kamata per poi andare a piedi verso Keikyu Kamata e durante il tragitto risolvere il problema del pranzo.
C'è più o meno di tutto, quindi non riuscivo a decidermi su cosa mangiare.
I pasticcini di Andersen sono invitanti, ho anche la tessera dei punti anche se non ho mai capito cosa si vince, però forse non sono adatti per il pranzo.
Il sushi no, proprio non ne ho voglia
Soba no, dopo un po' torna la fame.
Scarponi no.
Allontanandosi dalla stazione i locali cominciano a diradarsi.

Ma tanto prima della prossima stazione se ne troveranno altri.
Qua c'è un altro locale, ma è frequentato da pezzenti e io sono figo.
Si arriva in un portico, che mi ricorda tanto Nanba a Osaka. Bei tempi, quando l'uccello multifunzione era ancora solo uno strumento di piacere.
Cinese un po' ispira,  ma tanto più in là si troverà altro, quindi andiamo avanti.
L'ultimo locale prima della stazione è questo locale indiano, poi non c'è più niente. Entriamo, nella speranza di trovare una smentita alla mia teoria che le indiane residenti in giappone sono tutte delle palle di lardo inguardabili.
Il cameriere cerca di parlarmi in inglese, ma perché devono cagarmi il caxxo anche gli indiani?
In effetti ha una faccia così mostruosamente butterata che non si capisce bene se è davvero indiano, potrebbe anche essere giapponese.
Il locale è proprio una bettola.
e il menu da 1250 yen da me scelto è composto da insalatina, pollo tandoori, due tipi di curry e il naan.
Il curry rosso con le melanzane non ha sapore di niente, incredibile.
Quello verde è di pollo con spinaci ed è accettabile. Anche il pollo e il naan sono buoni.
Purtroppo niente indiane, né bone né culone. Tutti maschi.
Vabbé, pazienza.

martedì 25 ottobre 2011

Torta ibrida di nashi

Eccola. E' arrivata la sua ora. L'ultima nashi del frigorifero. Giaceva lì da chissà quanto tempo. Non è neppure una niitaka, ma forse una kousui o una housui. Questo significa che ha almeno 3 settimane. Non dovrebbe essere più tanto buona da mangiare, quindi ci faccio una torta.
Compro lo yogurt perché è l'unico modo per farla montare, e il burro perché stavolta voglio usarlo al posto dell'olio d'oliva.
Ho un barattolo di miele che non sa di nulla. Ai giapponesi piace la roba "sappari", che secondo loro significa "dal sapore delicato", secondo me "che non sa di un cacchio". Avevo comprato questo miele per curiosità, costava un sacco di soldi, molto più degli altri, quindi mi aspettavo chissà che cosa ma era una schifezza. Considerato che il barattolo è da 150 grammi, diciamo che ne rimangono un 40 grammi.

Quindi gli ingredienti sono:

  • 2 uova
  • 40 grammi di miele
  • Uno yogurt
  • Una nashi di 300 grammi
  • 16 grammi di burro in 2 comodi pacchetti da 8 grammi
  • Mezza bustina di lievito da 10 grammi.
  • Farina q.b.
 Posa insieme agli ingredienti la zucca splatter del contest di Giallozafferano.

Il procedimento è sempre lo stesso. Con il frullatore frullo le uova, il miele, poi vorrei aggiungere lo yogurt ma mi accorgo che è al mirtillo. Accidenti a me che non sto attento a quello che compro.
Mi mangio lo yogurt e decido il da farsi. Usare latte, con la quasi certezza che la torta non monti, oppure non usarlo proprio e fare una specie di crostata.
Vado per la seconda.
Quindi aggiungo il lievito, nella cui confezione non ci sono neanche scritte le dosi consigliate, aggiungo anche la farina e frullo fino a quando l'impasto non raggiunge la consistenza desiderata.
La nashi la taglio a bastoncini tipo patatine fritte, per il semplice motivo che boh, mi è saltato così.
Solo ora che cerco la teglia, mi ricordo che l'avevo buttata via per vetustà, quindi ripiego su quella per le ciambelle e i budini che va bene lo stesso.
Aggiungo una buona parte dei bastoncini di nashi all'impasto, mescolo e verso nella teglia imburrata e infarinata.
Poi aggiungo quello che resta sopra la torta
e inforno a 180 gradi per una trepida attesa di 40 minuti.


E questo è il risultato finale.
Ma nonostante questo, è finita subito.

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